Archivio Mensile: gennaio 2012

TAGLI ALLE INDENNITA’ DEI PARLAMENTARI. TUTTO VERO O L’ENNESIMA PRESA IN GIRO?

Il Parlamento Italiano

Ieri la notizia della riduzione dello stipendio dei parlamentari italiani di circa 1.300 € lordi (Circa 700 € netti) ha velocemente fatto il giro delle agenzie di stampa. I politici stessi, con facce ed espressioni piene di dolore psico-fisico hanno provato a spiegare che il tutto è un loro sacrificio fatto per noi italiani. Ovviamente si son guardati bene dal dire che, anche con questi tagli, continueranno a percepire mensilmente un’indennità (stipendio, piu emolumenti e rimborsi vari) che rimane comunque superiore a quanto percepito da un operaio in un anno intero, o quasi. Detto questo, iniziamo con le note dolenti. La prima è che le somme derivanti da questi tagli verranno depositate in un fondo a tutela di eventuali ricorsi, ovvero non finiranno di certo ai cittadini, bensì rimarranno sempre allo stesso posto, ovvero a disposizione dei parlamentari. La seconda è un aspetto della vicenda che ho letto su diversi siti di (contro)informazione e che voglio riproporvi per intero qui di seguito. Il post è tratto dal sito Diritto di Critica, visionabile cliccando qui. La sensazione è che, per l’ennesima volta il popolo venga ingannato, e che, come molto spesso accade, i media tradizionali come i telegiornali tra i piu seguiti come il tg1 e il tg5, non forniscano ai telespettatori una completa e corretta informazione. Spero di sbagliarmi, a voi la lettura dell’articolo a cui ho accennato prima, leggetelo con attenzione e, se ci riuscite, controllate la rabbia e l’indignazione. A presto.

“”È bastato annunciarlo per far credere che fosse vero: “finalmente anche i politici si tagliano lo stipendio”. Si tratta di 1.300 euro lordi, circa 700 netti al mese. Una magra consolazione per tutti i cittadini che sono chiamati a fare sacrifici, di fronte ad una “casta” che difende l’indifendibile. Una consolazione ancora più magra quando si viene a scoprire che il taglio è un vero e proprio bluff. Via i vitalizi, più soldi ai parlamentari. Torniamo per un attimo a dicembre: vi ricordate tutta la polemica per l’eliminazione dei vitalizi e sul passaggio dal sistema retributivo e a quello contributivo per i parlamentari? Bene, quella riforma ha da una parte eliminato i privilegi di cui godevano deputati e senatori riguardo al periodo successivo all’incarico parlamentare (riducendo, tra le altre cose la pensione di quasi la metà del valore attuale), ma ha permesso l’emersione di una quota di reddito precedentemente impiegata per il versamento del contributo per il vitalizio. In pratica, i nostri eletti si sarebbero ritrovati con 700 euro in più in busta-paga. Cambiare tutto per non cambiare niente. Così, per evitare che la notizia dell’aumento dello stipendio venisse alla luce, i parlamentari hanno provveduto ad eliminare l’aumento appena percepito. “Si tratta di decisioni definitive e ad effetto immediato”, ha spiegato il vicepresidente Rocco Buttiglione al termine della riunione di ieri a Montecitorio. Il taglio varrà per tutti i deputati, mentre si dovrà aggiungere un ulteriore taglio del 10% per quei deputati che svolgono un ruolo ulteriore, come i presidenti di commissione. Insomma, da dicembre ad oggi, deputati e senatori si ritroveranno con lo stesso stipendio. Cambia solo un aspetto: il rimborso per le spese destinate ai collaboratori parlamentari sarà per metà forfettario (ora lo è al 100%) e per l’altra metà dovrà documentato o con l’assunzione del collaboratore o con la documentazione delle spese sostenute. I soldi risparmiati? Secondo il questore del Pdl, Antonio Mazzocchi, questi 1.300 euro che verranno tagliati saranno accantonati in un fondo a tutela di eventuali ricorsi da parte dei deputati. Dov’è quindi il risparmio per le casse dello Stato? Fare bella figura, gratis. “Se la notizia degli stipendi aumentati fosse uscita, li avrebbero linciati”, spiega Franco Bechis, vice direttore di Libero, sul suo blog. “Così hanno deciso non di tagliarsi lo stipendio, ma di rinunciare a quell’aumento. Provando a fare bella figura”. Gratis”".

OSCAR LUIGI SCALFARO, UN GRANDE UOMO, UN GRANDE PRESIDENTE.

Oscar Luigi Scalfaro

Questa notte a Roma è venuto a mancare Oscar Luigi Scalfaro, nato a Novara il 9 settembre 1918 e  presidente della Repubblica Italiana dal 1992 al 1999. Non potevo non dedicare un post a questo importantissimo personaggio della storia repubblicana di questo Paese, a maggior ragione perchè lo considero l’ultimo “vero” presidente della Repubblica che l’Italia abbia avuto. Nonostante io rispetti molto persone come Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano non posso dimenticare le numerosi leggi “vergogna” che son state firmate in questi anni, basti pensare a quello sullo scudo fiscale. Tornando a Oscar Luigi Scalfaro, uomo tutto d’un pezzo, si ritrovò quasi a sorpresa a diventare presidente della Repubblica, in uno dei periodi storici piu difficili del nostro Paese, funestato in quegli anni dallo scandalo “Mani pulite”, con migliaia di arresti (Soprattutto tra gli esponenti politici) per il reato di corruzione e per altre fattispecie. Mi piace ricordare quella frase rivolta a Bettino Craxi, che non si decideva a dimettersi dalla carica di segretario del PSI e che stava per essere travolto dallo scandalo tangentopoli, quando egli disse a quest’ultimo “chi ha salito le scale del potere deve saperle discendere con uguale dignità”.  Oggi sicuramente gli organi di informazione vi faranno vedere e sentire gli interventi piu celebri e famosi dell’ex presidente della Repubblica, io invece voglio indicarvi una breve intervista (Circa 8 minuti) che egli rilasciò nel 2011, durante la manifestazione “Berlusconi dimettiti” organizzata dall’associazione “Libertà e Giustizia”. Quelle parole mi colpirono molto, dimostrarono che l’uomo, anche se fiaccato dall’incombente vecchiaia, manteneva inalterate quelle che son sempre state le sue qualità peculiari, ovvero la coerenza, la rettitudine e l’attaccamento ai valori della Costituzione Italiana. Potrete vedere l’intervista in questione cliccando QUI. Vi lascio dunque alla visione con le parole di un’altra celebre frase di Oscar Luigi Scalfaro, parole che dovrebbe essere proprie di ogni uomo, a maggior ragione se incaricato di importanti incarichi. A presto.

“”Ho detto no che non sono mai diventati sì”". Oscar Luigi Scalfaro.

ANNO GIUDIZIARIO 2012, IL PENSIERO DEL PRESIDENTE DELLA CORTE D’APPELLO DI MILANO GIOVANNI CANZIO

Il presidente della Corte d'Appello di Milano, Giovanni Canzio (Foto Omnimilano.it)

In questi giorni di attesa della sentenza di primo grado del processo “Mills”, in cui l’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi è accusato di corruzione in atti giudiziari, l’argomento più discusso negli ambienti giudiziari è quello della prescrizione. Prescrizione che incombe nelle prossime settimane anche nel processo in questione e che ha visto i legali dell’ex premier chiedere addirittura la ricusazione dei giudici. Nei prossimi giorni ne sapremo certamente di più sulla vicenda, ma intanto in occasione della celebrazione dell’Anno Giudiziario 2012 particolare attenzione hanno suscitato in me le parole del presidente della Corte d’Appello di Milano, Giovanni Canzio, il quale ha definito la prescrizione come “un agente patogeno”. Vi propongo qui di seguito alcuni spezzoni dell’intervento di Giovanni Canzio, pubblicati oggi sul sito de “La Repubblica”, leggeteli con attenzione. A presto.

“”Non è sostenibile l’attuale disciplina sostanziale della prescrizione del reato, nella parte in cui estende i suoi effetti sul processo penale”, perché “si rivela in realtà come un agente patogeno” e “incentiva strategie dilatorie della difesa”…”il processo penale necessita, comunque, di ulteriori, più decisivi interventi”…”non è sostenibile l’attuale disciplina della prescrizione del reato, nella parte in cui estende i suoi effetti sul processo penale (…), propiziandone il grado di ineffettività e disincentivandone, mediante una sorta di premialità di fatto, i percorsi alternativi”… Ed è necessario – sostiene ancora Canzio – il “dovere di lealtà processuale” di tutte le parti “contro ogni ipotesi di abuso del processo”. Quanto ai politici, poi, devono “evitare nel commento delle decisioni dei giudici, ogni critica che possa compromettere l’indipendenza della magistratura”. Nella relazione non c’è alcun riferimento diretto alle vicende che riguardano l’ex premier Silvio Berlusconi, ovviamente, ma i riferimenti al clima che si respira in questi giorni nelle stanze del Palazzo di giustizia milanese non mancano anche in un altro passaggio…”La ‘speciale’ e obiettiva sovraesposizione, che negli anni più recenti ha caratterizzato gli uffici giudiziari milanesi, sul piano dei rapporti con i media e con la politica, per la particolare importanza e rilevanza sociale sia dei fatti sia delle persone coinvolti in indagini e processi, è destinata a stemperarsi”. E affinché ciò possa avvenire, secondo Canzio, è necessario che “tutti” osservino “le regole deontologiche”. Il presidente Canzio fa riferimento alla “raccomandazione del comitato dei ministri del Consiglio d’Europa”, che “quanto al diritto all’informazione in materia di procedimenti giudiziari chiede ai giudici di dare prova di ‘moderazione’ nei loro rapporti con i media”. Canzio ammette sì che la prescrizione “può anche sollecitare, come agente terapeutico, maggior rigore ed efficienza organizzativa laddove non sia pervasiva e si configuri come esito assolutamente eccezionale, non ordinario”. Ma per il presidente della Corte d’appello “oggi si rivela in realtà come un agente patogeno” in quanto “induce premialità di fatto, scoraggia le premialità legali e trasparenti dei riti alternativi, incentiva strategie dilatorie della difesa, implementa oltre ogni misura il numero delle impugnazioni” in vista dell’estinzione del reato. Ne consegue dunque lo “scivolamento ineluttabile del processo verso il proscioglimento” per “il mero decorso del tempo, a cui la difesa dell’imputato ha il pieno diritto di tendere” assieme però al “fallimento” dell’accertamento della verità e della “ricostruzione probatoria del fatto e con la sconfitta dell’ansia di giustizia delle vittime e della collettività”".

OGGI E’ LA GIORNATA DELLA MEMORIA. L’OLOCAUSTO NEL RACCONTO DI UNA BAMBINA CHE VISSE GLI ORRORI DELLA SHOAH

27 Gennaio 2012 - Giornata della Memoria

Il 27 Gennaio del 1945 l’esercito sovietico scoprì il campo di concentramento nazista di Auschwitz. E dunque proprio oggi, a 67 anni di distanza da quei momenti, in occasione della Giornata della Memoria di tutte le vittime del nazifascismo che vide perseguitati e uccisi circa sei milioni di essere umani, in larga parte ebrei, ma anche sinti, zingari, omosessuali, handicappati mentali o fisici e dissidenti politici, voglio porre alla vostra attenzione un articolo pubblicato oggi sul giornale gratuito Metro. In questo articolo viene descritta la trama del film “In the Darkness”, che racconta i tragici eventi vissuti da un gruppo di ebrei polacchi perseguitati dai nazisti durante la seconda guerra mondiale e che provarono a nascondersi nelle fogne della citta. Particolare commozione mi ha suscitato l’intervista alla signora Krystyna Chiger, che è l’unica superstite di quel gruppo di bambini in fuga, che ha scritto un libro (Dal titolo “La ragazza nel maglione verde” ) su quei tragici eventi e che li ha visti rivivere nel film che vi ho appena citato. Ecco l’intervista pubblicata e disponibile anche sul sito www.metronews.it :

Aveva solo 8 anni quando cominciò a nascondersi dai tedeschi nelle fogne, dove rimase 14 mesi. Quale fu l’aspetto peggiore: la fame, i topi o la paura di morire affogata? 
È difficile dirlo. Ma è stata la peggiore esperienza della mia vita. 

Ha raccolto le sue memorie d’infanzia in “ La ragazza con la maglia verde”. Che fine ha fatto quella maglia? 
È rimasta con me per molti anni. Finché non ho deciso di donarla al Museo in Memoria dell’Olocausto di Washington, negli Stati Uniti. Lo hanno restaurato e lo conservano per le mostre future. Ma è già stato esibito in vari musei americani.

Ha raccontato del polacco che vi aiutò a sopravvivere. Un fatto che respinge la convinzione che i polacchi fossero antisemiti? 
La risposta è no. Sfortunatamente Leopold Socha fu uno dei pochi polacchi che misero loro stessi e la propria famiglia in grande pericolo. All’inizio era ricompensato con i gioielli, è vero, ma quando soldi e oro finirono continuò la sua buona azione. Per questo gli sono grata: ha salvato la mia famiglia e molti altri. Ogni anno, nel Giorno della Memoria, accendo una candela per lui e recito una preghiera per la sua anima. 

Centinaia di persone, allora, si rifugiarono nelle fogne. Come mai ne sono sopravvissute solo dieci? 
Non tutti riuscivano a sopportare l’ambiente terribile offerto dalle fogne e Socha e due suoi amici poterono prendersi cura solo di pochi. Gli altri uscirono e furono catturati e uccisi dai nazisti, altri ancora si uccisero o si ammalarono fino alla morte. 

Le è piaciuto vedere il film “In the Darkness”, della regista Agnieszka Holland, che racconta la vostra storia? 
Ogni cosa che mi ricorda i giorni nel ghetto e nelle fogne mi fa stare male. Sono memorie molto dolorose e non mi piace pensarci. Ma mi forzo di parlarne perché mi rendo conto che la storia potrebbe ripetersi. E quindi, affinché le generazioni future non dimentichino, ne parlo e ne scrivo. Il film della Hollande è così realistico che ho avuto i brividi e ho pianto durante tutta la visione. E un sacco di gente ha fatto lo stesso.

Era un giorno di sole quando siete riemersi dalle fogne? È stato bello o doloroso? 
Non ricordo se ci fosse il sole o no, ma uscimmo in un piccolo cortile. Ciò che ricordo è che la luce del sole ci accecò, ma l’atmosfera era di giubilo. Solo il mio fratellino, di quattro anni, voleva tornare indietro. Dopo 14 mesi le fogne erano diventate una casa per quel bambino, sempre che sia possibile chiamarle “casa”. (Anna Fic-Szaniawska/Metro World News Varsavia) .

Ho voluto condividere con voi le parole di questa donna che ha vissuto un’esperienza cosi tragica. La Giornata della Memoria ha un senso e un significato importantissimo, non solo come ricordo delle vittime ma soprattutto come monito per le generazioni future, a maggior ragione perché negli ultimi anni hanno continuato e continuano a verificarsi delitti a sfondo razzista e numerosi sono ancora i gruppi, in tutto il mondo, che sono dichiaratamente anti-semiti e che rivendicano con indecente orgoglio gli atti atroci portati avanti dal nazifascismo in Europa durante quegli anni. Da parte mia posso solo contribuire in questo modo, nel mio piccolo, alla diffusione del ricordo e della memoria di quegli eventi, che rappresentano un’infamia incancellabile nella storia dell’essere umano su questa terra. A presto.

TIR, MOVIMENTO DEI FORCONI, PESCATORI, TASSISTI, TUTTI IN RIVOLTA. E LA POLITICA COSA FA?

Gli scontri di ieri a Montecitorio (Foto Ansa.it)

Mentre ancora proseguono le proteste del “Movimento dei forconi” in Sicilia e non solo, si è arrivati oggi al quarto giorno di sciopero dei tir. A tutto ciò si devono aggiungere altre categorie in rivolta, come i pescatori, gli artigiani, i commercianti e gli studenti. Ieri purtroppo ci sono stati degli scontri a Roma, davanti la sede della Camera dei Deputati, tra gli agenti della polizia e alcune decine di manifestanti della categoria dei pescatori. La polizia ha risposto con delle cariche al ripetuto lancio di bombe carta da parte dei manifestanti, che hanno avuto 5 feriti tra le loro fila. Un pescatore barese, Nino Mancino di 47 anni,  in particolare ha esternato la sua disperazione affermando che ““Ci stanno mettendo in mutande, così non si può andare avanti e questo è davvero un peccato, ogni giorno usciamo alle tre della mattina e rientriamo nel pomeriggio con la speranza di avere un buon ricavato perché se non abbiamo un buon guadagno giornaliero, non riusciamo neanche ad entrare nei costi di spesa. Il carburante lo paghiamo 80 centesimi ma se entra l’Iva arriveremo a pagarlo un euro”"… “”Lottiamo per far studiare i nostri figli, se ci fanno pagare di più e ci impongono regole restrittive è la fine”". 

Bisogna prendere atto però che la Federcoopesca ha preso le distanze dai modi in cui si è portata avanti la manifestazione, in un comunicato ha detto che: “Comprendiamo le rivendicazioni ma siamo dispiaciuti. Come associazione abbiamo scelta la strada del dialogo costruttivo con le istituzioni e trovare soluzioni compatibili”.

La strada del dialogo, appunto, quella che mi sembra non voglia prendere nessuno al momento. Infatti sono numerosi, in tutta Italia, gli scontri a seguito di manifestazioni e blocco dei tir, basti pensare che ad Andria oggi sono stati arrestati 4 autotrasportatori che avevano rincorso con la loro auto e fermato due tir per intimargli di non proseguire il viaggio, ma l’autista del tir aveva fatto in tempo a chiamare il 113 prima di esser fermato dall’auto dei 4, cosi la polizia giunta sul posto li ha identificati, verificando che erano tutti e 4 degli autotrasportatori e che sull’auto portavano dei chiodi a quattro punte (Servono per far bucare le ruote di eventuali inseguitori). E’ questo è solo un esempio di tutto ciò che sta accadendo nel nostro Paese, senza dimenticare i mancati rifornimenti di derrate alimentari, i carichi di viveri e materiale deperibile ormai persi e deteriorati causa blocco dei tir, il commercio messo in crisi (Soprattutto in Sicilia). Anche l’Unione Europea ha fatto sentire la propria voce sulla vicenda tramite il commissario Ue Antonio Tajani, che ha telefonato al ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri sostenendo che: “”L’Italia deve intervenire per risolvere rapidamente il problema e assicurare la libera circolazione delle merci”… “”La situazione del trasporto merci in Italia è migliorata ma davanti al perdurare di alcuni ostacoli e ai danni economici che questi stanno causando questa mattina ho chiamato nuovamente Cancellieri per insistere sulla necessità di intervenire quanto prima per fare in modo che le norme europee vengano rispettate”"…”"Il ministro mi ha assicurato che c’è la volontà politica di intervenire per risolvere il problema. Riconosco che non è facile, ma è un nostro dovere insistere per il rispetto del regolamento Ue che fissa disposizioni ben precise per assicurare la libera circolazione delle merci”".

Come ho già scritto nei miei post dei giorni scorsi, nessuno mette in dubbio la genuinità e la validità delle cause (Aumento benzina, Fondi Fas, disinteresse della politica, manovra economica, per citarne alcune) che hanno portato alla nascita di tutti questi movimenti di protesta, ma bensì sono i metodi e le modalità con le quali tali proteste vengono condotte e portate avanti che non mi trovano assolutamente d’accordo. Se da un lato biasimo chi sta conducendo la protesta in modo improprio, in alcuni casi violento, non posso non biasimare allo stesso modo gli esponenti politici locali e nazionali che in questi giorni stanno facendo molti colloqui, molte riunioni (Anche con gli organizzatori delle proteste) ma senza cavare un ragno dal buco, senza trovare una soluzione. Mi auguro che il governo non reagisca soltanto inviando gruppi di forze dell’ordine in assetto antisommossa sui luoghi delle proteste, ma che riesca a parlare, a discutere e a venire incontro con i manifestanti. Vedremo se ne saranno capaci. A  presto.

LA PROTESTA DEI TIR IN ITALIA. UCCISO IN UN INCIDENTE UN MANIFESTANTE AD ASTI

Il luogo dell'incidente ad Asti (Foto Ansa.it)

Gli scioperi e le proteste in atto nel nostro Paese, quella dei tir e dei tassisti in primis, stanno portando ad una situazione di caos generale. Diverse regioni italiana sono letteralmente paralizzate dallo sciopero dei tir e dei camion, le difficoltà vissute dalla sicilia la scorsa settimana (Mancanza di viveri, benzina, beni di prima necessità) sono adesso vissute su scala nazionale. Secondo il mio modesto parere, uno sciopero/protesta, qualunque siano le motivazioni che l’hanno generata, hanno diritto di esistere e di essere poste in essere se non contravvengono a due principi fondamentali. Quelli imposti dalla legge e quelli che rappresentano i diritti civili dei cittadini che, loro malgrado, la subiscono. Soprattutto la protesta dei tir secondo me è ai limiti sotto questo aspetto, aldilà delle eventuali violazioni di leggi (Massima durata consentita di uno sciopero) a preoccuparmi sono le condizioni della vita civile dei cittadini, inevitabilmente colpite e penalizzate dalle proteste in corso. Il livello di tensione è molto alto e in questi casi si corre l’altissimo rischio che si possano verificare incidenti, scontri, fatti tragici. E purtroppo, questa mattina (Alle ore 07.00 circa) un manifestante ad Asti, Massimo Crepaldi, è stato investito ed ucciso da un Tir, condotto da una donna tedesca. Le prime indagini sul posto sembrano confermare che si sia trattato di una fatalità, la donna cercava un varco tra tutti i tir fermi e i blocchi dei manifestanti e purtroppo ha investito un uomo, uccidendolo. Al momento sono in corso ulteriori rilievi ed interrogatori da parte della polizia. La notizia è stata riportata da tutte le agenzie di stampa e numerose sono state le reazioni politiche e sociali, in molti chiedono lo stop di queste forme di protesta. Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso ha dichiarato che “Come sempre la protesta è un caos che va organizzato in modo che non violi diritti e non impedisca agli altri cittadini di potersi muovere e di poter fare le cose in questo caso mi pare che abbiamo superato un limite di relazione positiva”. Invece il segretario generale di Trasportounito, Maurizio Longo, ha appena affermato che “In queste ore dobbiamo solo stringerci alla famiglia in un lutto gravissimo. Invitiamo anche le autorità e le forze di polizia a non assumere decisioni che esasperino la tensione. Decisioni di cui dovranno altrimenti rispondere”. Non rimane che attendere gli sviluppi della vicenda, augurandosi che non accadano più altri simili e tragici eventi. A presto.

LA LEGA NORD MANIFESTA A MILANO. Insulti, minacce e ricatti non sono di certo mancati…

La Lega Nord manifesta a Milano (Foto Repubblica.it)

La manifestazione organizzata ieri dalla Lega Nord a Milano, che ha avuto termine con un comizio tenutosi in piazza Duomo, ha dimostrato inequivocabilmente le peculiarità di questo partito, ovvero l’intolleranza, la demagogia e il populismo. Il cosiddetto senatur Umberto Bossi ha cercato di zittire le liti e le spaccature all’interno del suo movimento, accusando i giornalisti ( E ti pareva…) di averle messe in scena, ingigantite e strumentalizzate. Indirettamente però le ha confermate col suo stesso comportamento quando ha, di fatto, impedito all’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni di parlare sul palco, nonostante quest’ultimo venisse acclamato a gran voce dai manifestanti. Il comizio del leader padano è stato caratterizzato da insulti, minacce e ricatti, prerogative questa dei comizi dell’anziano e malato senatur. Vi cito ad esempio le seguenti frasi: ”Monti fuori dai coglioni, Roma fanculo”; ”"Stai attento Monti, o ti vengono a prendere a casa”"; “”A Berlusconi do un suggerimento, la Lega ti chiede di far cadere questo governo infame”". Il tutto ovviamente condito dagli striscioni e cartelli dei manifestanti sotto il palco, che vedevano protagoniste scritte contro il governo, contro Roma, e inneggianti alla secessione. Ma non è stato tutto questo a preoccuparmi, sono molti anni ormai che la Lega Nord porta avanti le sue idee secessioniste e intolleranti, figlie di un’evidente ignoranza culturale di base, la cosa che veramente mi ha indignato (E mi duole moltissimo dirlo) è stato il comportamento della Polizia di Stato. Mi spiego meglio. Ai margini di Piazza Duomo, gremita dai militanti della Lega Nord, alcuni appartenenti al Partito socialista italiano avevano esposto un tricolore di circa 30 metri, per evidenziare l’attaccamento alla bandiera italiana, molto spesso vituperata, insultata e vilipesa dagli esponenti politici della Lega Nord. Era un tricolore, una bandiera italiana, in un luogo pubblico, la bandiera del nostro Paese. Ma la Polizia ha pensato bene di farla rimuovere, in quanto temeva l’insorgere di possibili disordini coi manifestanti padani. Uno di coloro i quali avevano esposto il tricolore, Roberto Biscardini, ha cosi descritto il fatto spiegando che “”la Digos, dopo alcuni momenti di tensione con militanti della Lega che volevano sfondare il cordone di sicurezza, ha chiesto di togliere lo striscione e così abbiamo fatto”… “Molti cittadini si sono aggiunti a noi e  si sono un pò arrabbiati con la polizia perchè in fondo era solo l’esposizione della nostra bandiera fatta pacificamente”". Sebbene io comprenda (Ma non le giustifico assolutamente) le motivazioni che hanno portato la Polizia a far rimuovere lo striscione tricolore mi chiedo e VI chiedo che razza di Paese è un Paese in cui le forze dell’ordine si vedono costrette a far portare via uno striscione con i colori della nostra bandiera per non indispettire una folla di manifestanti che, in Italia, esponevano vessilli, bandiere, striscioni e cartelli che erano CONTRO l’unità nazionale. Io la risposta a questa domanda ce l’ho, posso immaginare quale sia la vostra. A presto.

NELLA SICILIA IN RIVOLTA PROTESTE, FORCONI E UN TRICOLORE IN FIAMME.

Il tricolore in fiamme a Palermo

Quella di oggi è stata la quinta giornata di protesta in Sicilia. Ciò che accade nell’isola è ormai di dominio nazionale, dopo un periodo iniziale di colpevole e scarsa attenzione al problema da parte dei media più “blasonati”. Ieri sera è stata la trasmissione “Servizio pubblico” di Michele Santoro a garantire un collegamento in diretta con Palermo e con alcuni esponenti del cosiddetto “Movimento dei forconi”, ma anche con studenti e commercianti. Come ho già scritto ieri, sono scettico e preoccupato riguardo a questo tipo di protesta, continuo a ripetere a chi mi chiede un parere che ne condivido e ne comprendo i motivi e le ragioni che l’hanno scatenata ma non condivido gran parte dei mezzi con i quali essa è portata avanti. Se da un lato non si può ignorare (Ma anzi rispettare) il numero sempre crescente di cittadini siciliani (Ma anche in altre regioni si iniziano a formare gruppi di protesta simili) che si stanno aggregando agli organizzatori di questo movimento, dall’altro non possono essere ignorate le denunce portate avanti da altri cittadini siciliani (Ahimè, in forma anonima) i quali lamentano modi violenti e autoritari con i quali viene imposto loro di chiudere le proprie attività commerciali e/o abbandonare i loro camion o tir. Quest’ultimo aspetto non è confermato da prove concrete e dovrà essere approfondito dagli organi competenti, quelli giudiziari. Un altro aspetto che inquieta è quello della possibile/eventuale infiltrazione di componenti di associazioni criminali di stampo mafioso all’interno dei gruppi di protesta, cosi come esternato dal procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, il quale ha dichiarato ieri che il pericolo di infiltrazione mafiosa “”È un allarme al quale dovrà darsi la massima attenzione perché se Confidustria ha questo tipo di cognizione del problema, la cosa è della massima serietà e non può essere trascurata”, ed oggi ha inoltre precisato che “”La Procura di Palermo non ha ancora aperto alcuna indagine, ma sta predisponendo un fascicolo che è un atto dovuto. E comunque  non abbiamo ancora ricevuto denunce in merito”". Vedremo quale sarà l’evolversi della vicenda, soprattutto considerato il fatto che l’isola siciliana è ormai senza più benzina e in piena crisi economica e sociale per la mancanza di commercio e di viveri di prima necessità, nonchè di acqua minerale. Non posso però non citarvi che oggi a Palermo, durante un corteo composto da qualche decina di studenti che si sono voluti aggregare alla protesta, alcuni di questi signori hanno preso una bandiera italiana, esponendola a favore di telecamera, e le hanno dato fuoco come potete vedere dalla foto in alto e dal video di Repubblica.it (Visionabile CLICCANDO QUI). L’immagine del tricolore in fiamme mi ha molto colpito ed indignato, ho avuto un moto di rabbia verso i colpevoli di questa azione, tramutato poi in disprezzo. Costoro, proprio nella città di Palermo, terra dove centinaia di grandi uomini, tra i quali i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, hanno perso la vita per difendere lo Stato, hanno dato fuoco alla bandiera nazionale. Mi auguro che tutto il movimento giovanile e studentesco siciliano prenda le distanze da questi signori, che nulla meritano. A tal proposito il coordinamento degli studenti ha preso le distanze dal gesto dichiarando che si è trattato di “Un atto ignobile quanto inutile di alcuni esponenti dei centri sociali”.  Ignobile, è il termine giusto. Spero la pensino davvero così gli studenti, che sono il futuro di questo Paese. A presto.

LA KODAK CHIEDE LA BANCAROTTA ASSISTITA. E’ LA FINE DI UN MARCHIO STORICO?

http://www.kodak.it/

Io sono un amante della fotografia e i primi ricordi che ho di questa mia passione sono senz’altro legati ad un marchio in particolare: Kodak. Da bambino vedevo i prodotti di questa storica e notissima marca nelle vetrine dei negozi specializzati e speravo di poter crescere in fretta per poterne acquistare una. Era l’era dell’analogico e la fotografia digitale non si sapeva nemmeno cosa fosse. E’ per questo che ho appreso oggi con un pizzico di tristezza e molto dispiacere il comunicato della Kodak che annuncia di aver richiesto ad un tribunale di Manhattan di procedere alla “bancarotta assistita” dell’azienda stessa (Meglio conosciuto come “Chapter 11″). In parole povere, una sorta di fallimento economico. In una nota ufficiale Kodak dichiara di aver richiesto la bancarotta assistita per poter ”rafforzare la sua liquidità negli Stati Uniti e all’estero e consentirà al gruppo di ricentrarsi su settori attivi a più alta redditività”. Ma la società ha ben 6.75 miliardi di dollari di passivo e obiettivamente non si può prevedere come e se uscirà dal processo del Chapter 11. Oltre al dispiacere per il marchio, che ha più di 130 anni di storia, si aggiunge il timore sul futuro dei 19.000 dipendenti, i quali non hanno piu certezze sul futuro del loro impiego. Vedremo quali saranno gli sviluppi della vicenda e se sarà possibile salvare questo marchio storico della fotografia e della tecnologia in generale. A tal proposito, oggi alle ore 17.00, la sezione italiana dell’azienda ha postato sul profilo Kodak Italia di Facebook questo breve comunicato: “”Come avrete letto e sentito Kodak e le sue associate americane stanno procedendo ad una riorganizzazione aziendale secondo il “Chapter 11”. Precisiamo che questo processo non riguarda il mercato europeo, le cui operazioni procederanno come di consueto. Continueremo a servire e soddisfare le esigenze di tutti i nostri clienti e fornitori in Europa”". Speriamo bene allora, in bocca al lupo Kodak. A presto.

English version: I am a fan of photography and the first memories I have of my passion are certainly related to a particular brand: Kodak. When I was a child I saw the products of this historic and very famous brand in the windows of stores and hoped I could grow fast to be able to buy one. It was the age of analog photography and digital photography was not even known. I learned today with a little of sadness and much regret that the statement of Kodak announced that it has required to a court in Manhattan to proceed to the ”bankruptcy assistance” of the company (better known as ”Chapter 11″).  Leggi l’articolo completo

IL MOVIMENTO DEI FORCONI: LA PROTESTA PARTE DALLA SICILIA

La Pagina Facebook del Movimento dei forconi

Da quattro giorni la protesta degli autotrasportatori (Ma anche pescatori, braccianti ecc. ecc.) sta, di fatto, bloccando la Sicilia. La protesta, nata per effetto del caro benzina, si è allargata a macchia d’olio in tutta l’isola, coinvolgendo ormai diverse centinaia di persone e decine di “presidi” spontaneamente organizzati da gruppi di cittadini. Oggi, però, dopo giorni di blocchi, soprattutto di mezzi di trasporto carichi di merci da parte di questi manifestanti, gli effetti della protesta si ripercuotono, indirettamente, sui cittadini siciliani. Infatti ovunque i distributori di benzina hanno terminato, o stanno per terminare, le loro riserve di carburante e in molti punti vendita stanno terminando beni materiali e alimentari, alcuni anche di prima necessità. Non solo, il commercio, con i Tir e altri mezzi di trasporto bloccati dal Movimento dei forconi, sta vivendo giorni di piena crisi. Basti pensare a interi carichi di frutta e altri beni deperibili che sono andati persi a causa del blocco, causando gravi danni all’economia locale. E’ un fenomeno strano, questa protesta, non riesco ancora a classificarla, lascio a voi l’interpretazione di questa vicenda. Voglio però riportarvi le preoccupazioni di Confindustria, che teme vi siano infiltrazioni mafiose tra le fila dei manifestanti del movimento, in particolare Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, ha dichiarato a La Stampa quanto segue:  ”Ci sono due cose che noto, da un lato ci sono evidenti strumentalizzazioni politiche di demagoghi in servizio permanente effettivo, dall’altro credo che all`interno di alcune frange dell’iniziativa ci siano realtà criminali organizzate che mirano a far saltare tutto”…”protestano contro la crisi, ma nel modo peggiore, perché così si rischia di dare il colpo letale a un’economia siciliana già fragilissima, che adesso è in piena recessione. Molte aziende hanno difficoltà di accesso al credito, le amministrazioni pubbliche pagano nella migliore delle ipotesi a otto-dodici mesi, il Pil è in calo drammatico. E loro cosa fanno? Bloccano i trasporti. Il colpo finale”.

Di opinione diametralmente opposta invece è Martino Morsello, il fondatore del Movimento dei forconi, il quale ha rilasciato poche ore fa un’intervista a RaiNews24, che potrete ascoltare guardando il video postato in fondo a questo post. Prima però voglio porre alla vostra attenzione il parere su questa vicenda rilasciato dall’europarlamentare siciliana (In quota IDV) Sonia Alfano, che mi sento di condividere in larga parte: “”Ho visto immagini di violenza e letto notizie di accoltellamenti, e non posso pensare che qualcuno ritenga di poter risolvere in questo modo i problemi della Sicilia, né posso credere che sia positivo annientare l’economia siciliana, già fortemente provata dalla presenza di Cosa Nostra e delle sue numerose forme e ramificazioni. Peraltro, i manifestanti non hanno ancora ben spiegato contro chi e contro cosa si stiano muovendo, ferma restando l’assoluta gravità di un fatto: non hanno parlato di un programma per la rinascita economica della Sicilia. L’impressione è che non abbiano identificato un nemico ben preciso, ma che si stiano scagliando contro la politica, generalizzando. A che serve?”" Potete leggere l’intervento completo di Sonia Alfano, pubblicato sul suo sito, cliccando QUI Vi lascio adesso alla visione del video. A presto.