In questi giorni gli scontri in Val di Susa tra forze dell’ordine e manifestanti No Tav sono stati numerosi. I primi cercano di liberare il passaggio e di espropriare i terreni dove le ruspe e gli operai dovranno aprire i cantieri, i secondi si oppongono con tutte le loro forze per evitare la costruzione della linea alta velocità Torino – Lione e la relativa spesa di 22 miliardi di euro di soldi pubblici (sia nazionali che europei). Io non sono contro le grandi opere per principio, anzi la costruzione di una grande opera può essere un’occasione di sviluppo, di lavoro, di sguardo verso il futuro. Ma ritengo anche che si tratti di opere da realizzarsi solo nel momento in cui si vive in un Paese dove già tutti i servizi e le strutture “ordinarie” funzionano bene e a dovere, solo in quel caso ci si puo dedicare ad opere “straordinarie”. Questo non è il caso dell’Italia. Paese che ha una rete stradale e ferroviaria insufficiente, e che presenta gravi mancanze sotto il profilo delle risorse e delle strutture pubbliche. Si dovrebbe pensare dunque a risolvere problemi piu stringenti, a risolvere carenze strutturali già presenti, invece che avventurarsi in opere faraoniche dalla dubbia utilità. Bisognerà davvero prestare tanta attenzione nei prossimi giorni, perchè il livello di tensione è altissimo. Vi lascio con un articolo in merito a cura del blogger Claudio Messora, son sicuro che lo troverete interessante. Vi ricordo inoltre che su Twitter si può seguire in tempo reale l’evolversi della situazione, cliccando su hashtag come #NOTAV ad esempio. A presto.
“”Si fa presto a dire: non si sale sui tralicci e non si picchia la gente. Lo diceva anche De André: “Si sa che la gente dà buoni consigli, sentendosi come Gesù nel tempio…”. Si fa presto ma, al contrario di quel che avviene “a pensar male”, molto spesso non ci si azzecca. In Val di Susa c’è una guerra, e non è una guerra da tastiera di pc. La gente è doppiamente indurita: al carattere montagnoso e temprato si aggiungono anni ed anni di vita in trincea, passati a riscaldarsi dentro a baracche improvvisate, di giorno e di notte, al gelo, sotto la neve e con il ghiaccio, pronti ad essere svegliati nel cuore della notte da una catena di sms pur di non arretrare di un millimetro. Pur di non farsi rubare il futuro mentre dormono. E non sono sfaccendati, perditempo o debosciati, come certa stampa e certi commentatori distratti amano definirli per lavarsene le mani e tornare ad occuparsi della farfallina di Belen. Sono docenti universitari, sono ingegneri, sono politici e sono sostenuti da ricerche pubblicate perfino sul Sole24ore. La loro frustrazione è comprensibile ed è anche la mia. Tutto è racchiuso in una semplice domanda: perché chi dice che la Tav è inutile argomenta con dati a supporto, mentre chi dice che la Tav è imprescindibile lo fa per partito preso, quasi si trattasse di un mantra che è vietato mettere in discussione? Perché non abbiamo mai visto una trasmissione televisiva dove i numeri, i fatti e gli esperti sono messi a confronto, invece dei soliti talk show dove politici chiacchieroni affrontano demagogicamente la questione senza entrare nel merito delle obiezioni? A cosa serve “esattamente” la Torino — Lione? C’è una sola persona al mondo che ce lo può spiegare con chiarezza? Perché bisogna essere chiari, quando si chiedono 8 miliardi di euro a un popolo già ridotto allo stremo dalla disoccupazione, dai tagli allo stato sociale e dall’imposizione fiscale. Se un agricoltore cui stanno sequestrando la terra – senza, pare, un valido mandato – sale su un traliccio, è impossibile da comprendere o bisogna per forza rendersene conto quando un giorno arriva una ruspa e vuole demolirci il salotto? Se per quanto si gridi e ci si sforzi di ragionare, certa stampa insiste per presentaci come facinorosi senza presentare gli studi approfonditi a supporto delle nostre ragioni, è comprensibile una certa tensione nei confronti delle troupe giornalistiche, o siamo tutti diventati improvvisamente un popolo di Buddah impassibili e distaccati dal mondo? Detto questo, non bisogna cadere neppure nell’errore di pensare che allora sia tutto permesso. Provocare un poliziotto facendosi scudo del suo senso del dovere, forse nella speranza che reagisca, o peggio ancora aggredire una troupe per via di un articolo di giornale, non è mai giustificabile. E a nulla vale, come fa l’inviato di RaiNews che ho immortalato nel video in cima al post, giustificare una aggressione attribuendola ad un equivoco che, se possibile, peggiora perfino la situazione: “sono stati scambiati per elementi delle forze dell’ordine”, quasi che allora, in questo caso, la violenza divenisse accettabile o più comprensibile. Gli italiani non sono informati circa la reale utilità della Tav in Val di Susa. Lo si capisce dal tono dei commenti ed è comprensibile, se si pensa che il servizio pubblico ha sempre cercato di iper-semplificare e, in qualche caso, di demonizzare. Passera farebbe meglio a non fare dichiarazioni di intenti stentoree e autoritarie (“Avanti con i lavori!”). La democrazia non è come le Poste italiane. Piuttosto, faccia il ministro e amministri. L’inizio dei lavori deve essere posticipato e deve essere avviato immediatamente un dibattito pubblico, ma non a livello locale: nazionale. Perché la Tav è sempre stata una questione che riguarda tutti gli italiani. Gli investimenti ricadranno sotto forma di debito pubblico sulla generazione dei nostri figli e dei figli dei nostri figli. Abbiamo il diritto di sapere se serve davvero, e perché, o se stiamo solo facendo un favore alle mafie”".
Post a cura di Claudio Messora, disponibile cliccando qui.

Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
Grande Claudio Messora… belle parole, ben scritte!
Ma abbiamo il progresso che avanza e… mettiamolo in frgo!
“”Il comandante generale dell’Arma, Leonardo Gallitelli, ha telefonato al carabiniere che, nel corso delle contestazioni di ieri in Val di Susa contro l’Alta Velocità, è stato ripetutamente offeso da un manifestante. Il generale Gallitelli si è complimentato col militare “per la fermezza e la compostezza professionale dimostrate, che hanno impedito a una situazione delicata di degenerare in ulteriori incidenti”, ed ha tributato al carabiniere un formale “encomio solenne”.”".
Encomio Solenne perche’ non ha risposto? Regalargli una casa no? Roba da matti.