Venti anni dalla strage di via D’Amelio. Venti anni da quel 19 luglio 1992 in cui la mafia uccise il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Venti anni senza verità, senza sapere chi furono i mandanti. In questi giorni, come avveniva del resto anche in quegli anni, la Procura di Palermo è attaccata da piu parti, soprattutto dalla politica, a causa delle indagini che essa porta ancora avanti nel tentativo di scoprire la verità sulle stragi del 1992-1993 e sulla trattativa tra lo Stato e la Mafia. Esprimendo la mia totale solidarietà alla procura palermitana e ai pubblici ministeri come Antonio Ingroia che vi lavorano da tanti anni con spirito e sete di giustizia, voglio ricordare la memoria delle vittime, e di Paolo Borsellino in particolare, con le parole dette oggi dallo stesso Antonio Ingroia e con il video dell’inchiesta giornalistica condotta da Carlo Lucarelli su Rai 3 in cui si ripercorrono gli ultimi giorni del magistrato di Palermo ucciso solo 57 giorni dopo l’attentato al suo amico e collega Giovanni Falcone. Un resoconto attento degli esiti delle nuove e clamorose indagini sulla strage di via D’Amelio e un approfondimento della vicenda della trattativa tra Stato e mafia, che fa da inquietante scenario alla strage in cui persero la vita, insieme a Paolo Borsellino, i cinque agenti della sua scorta. Vi consiglio di leggere e vedere attentamente entrambi questi due contributi. A distanza di venti anni anni l’affetto della gente onesta per persone come Paolo Borsellino e Giovanni Falcone è piu vivo che mai, e questo ci deve portare a sostenere il lavoro di quei magistrati che in questi giorni difficili per il nostro Paese stanno cercando di rendere loro giustizia, osteggiati e insultati da gran parte dei personaggi politici italiani, sempre piu indegni, sempre più lontani da ogni vero e genuino senso dello Stato.
Non li avete uccisi. Le loro idee camminano sulle nostre gambe.
“Per accertare la verità sulla strage di Borsellino prima ancora che domandarci chi uccise Paolo dobbiamo interrogarci sul perché Paolo è stato ucciso”…“Era questa la stessa domanda che Borsellino si poneva a pochi giorni dalla morte dell’amico e collega Giovanni Falcone”…“In tutti noi che al tempo eravamo lì in via d’Amelio c’era la consapevolezza che c’era qualcosa di anomalo in quella strage, di quasi unico che non si spiega solo con il fatto che Paolo era un nemico giurato di Cosa Nostra”…”Vent’anni sono tanti e troppi perché si accerti la verità su un fatto del genere”. Antonio Ingroia, Procuratore aggiunto della Dda di Palermo.

Pingback: MANFREDI: LETTERA A MIO PADRE, PAOLO BORSELLINO. « BLOG indipendente a cura di Alessandro Marcianò·
Pingback: PAOLO BORSELLINO E LA STRAGE DI VIA D’AMELIO. Il Presidente Napolitano: “No all’indifferenza”. L’indifferenza della politica immagino. « BLOG indipendente a cura di Alessandro Marcianò·
Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
speriamo per l’amore alla verità e alla giustizia che sia i mandanti e gli esecutori finalmente possano essere consegnati a giusta condanna……..si vergognino i politici di turno solo a fare i nomi di borsellino e falcone,non ne sono degni!!!!!un plauso sentito alla procura di Palermo,Cltanisetta …..giudici andate avanti !!!!!
Grazie per il tuo commento, che condivido. Non dobbiamo lasciare soli i magistrati di Palermo e Caltanissetta, sono l’unica nostra speranza per poter finalmente arrivare alla verità.
Pingback: Salvatore Borsellino: Difficilmente confermerò il mio appoggio alla “Rivoluzione Civile Ingroia” |·