Articolo a cura di Martina Pennisi, pubblicato sul sito Wired.
A sorpresa, ieri mattina è stato scritto l’incipit di un nuovo capitolo della travagliata storia del wifi pubblico e gratuito a Milano. Il sindaco Giuliano Pisapia ha annunciato su Twitter la nascita del portale OpenWifiMilano, piattaforma di riferimento per il collegamento ai 258 hotspot dislocati in altrettanti punti nevralgici del capoluogo lombardo. L’ account Twitter al quale rivolgersi per eventuali richieste e segnalazioni è @openwifimilano. L’iniziativa si inserisce nella più ampia promessa pre-elezioni della giunta: installare 500 punti d’accesso senza fili alla Rete nei primi cento giorni di mandato e 5mila entro Expo 2015. L’investimento iniziale promesso era di 6 milioni di euro e la ricerca di partner era stata affidata a un bando. Sergio Mancuso, vice direttore generale dell’Area Innovazione del Comune di Milano, quantifica a Wired.it in 950mila euro l’esborso per lo sforzo annunciato lunedì.”A settembre”, prosegue, ”inizieremo una nuova fase e raggiungeremo quota 660 punti complessivi”. Con le reti federate, ad esempio alle Università, si supereranno 700 antenne. L’intenzione è quella di completare l’opera con una cifra inferiore ai 6 milioni preventivati per la copertura complessiva. Per toccare con mano, smartphone e laptop la Rete siamo andati in Piazza Piola, Piazza Leonardo da Vinci, Via Ponzio e Piazza Gorini. Il dispositivo individua immediatamente il segnale e con altrettanta rapidità invia l’sms al numero comunicato al portale che si apre automaticamente. Speedtest.net rileva in prossimità dell’antenna una velocità di 6,09 Mbps in download e 4,41 in upload. Si naviga che è un piacere, si guardano i video di Youtube senza intoppi e si caricano allegati leggeri a messaggi in posta elettronica senza problemi. Diverso è il discorso se si prova ad alzare il peso del carico: la banda a disposizione non è sufficiente per, ad esempio, allegare un mp3. Non tutte le antenne annunciate sono utilizzabili, dal Comune ci confermano che il progetto è una fase preliminare e all’interno della mappa divisa in 9 zone si distinguono i punti verdi attivi e quelli gialli (72) in attesa di accensione. Due i parametri dei quali bisogna tenere conto quando ci collega: a disposizione ci sono 60 minuti a una non meglio definita alta velocità e 300 Mb di volume scaricabili. Superata una delle due soglie, la velocità scende a 192 Kb e si possono completare le 24 ore. Per accedere bisogna richiedere una password che vale per un anno inserendo il proprio numero mobile nell’apposita area del portale. Il sito, al quale il dispositivo in prossimità di un hotspot si collega automaticamente, sfoggia collegamenti diretti agli spazi digital del Comune, dell’Atm e della sospesa Area C senza però offrire informazioni geolocalizzate. ”Un passo in avanti in questa direzione”, anticipa Mancuso, ”avverrà con la nascita del portale open data meneghino”. Presente anche un’infarinata di attualità messa a disposizione dall’ Ansa. Qui casca l’asino: con una Sim italiana fila tutto liscio, ma gli stranieri devono rivolgersi a un punto Atm e presentare un documento di identità per poter attivare il servizio. Di ruzzolone si tratta, perché i principali destinatari di un’offerta simile dovrebbero essere proprio gli utenti che varcano i nostri confini e hanno bisogno di collegarsi in modo semplice, gratuito e immediato a Internet per questioni lavorative e personali. Doversi recare in un punto Atm, con code annesse e connesse, non è esattamente ilmassimo dell’immediatezza. Mancuso punta il dito contro gli strascichi normativi del famigerato decreto Pisanu ed è in buona compagnia: anche la Rete di matrice capitolina Free ItaliaWifi non spalanca automaticamente le porte alle Sim straniere. E ci fanno sapere di essere al lavoro su autenticazioni alternative come quelle mediante carta di credito. Una barriera che, finché rimarrà tale, rende praticamente vani gli sforzi delle amministrazioni nostrane.
NB: Per correttezza di informazione va segnalato che, come scrive Repubblica.it, ci sono state alcune polemiche. Infatti “”Qualche settimana fa il consigliere Mattia Calise del movimento 5 stelle ha presentato un’interrogazione in Consiglio comunale sull’uso dell’infrastruttura, ovvero la rete in fibra ottica che corre sotto la città e su cui bisogna installare gli hotspot per far funzionare la connessione senza fili. Il progetto “OpenWifiMilano” si basa sulla rete Campus 2 che non è di proprietà del Comune e di cui palazzo Marino in virtù di un contratto stipulato dalla giunta Moratti paga un affitto: circa 50 milioni di euro fino al 2014, divisi in due contratti, a British Telecom e Siemens. La domanda, secondo i 5 stelle, sorge spontanea: perché continuare a pagare queste cifre se, in base a un altro accordo, si può disporre gratuitamente dell’usufrutto della rete di Metroweb per 25 anni? A rispondere è Sergio Mancuso, vice direttore generale di palazzo Marino: «è vero che il contratto Campus 2 non è economico, ma non lo abbiamo firmato noi e non possiamo stracciarlo perché pagheremmo una penale. Stiamo lavorando affinché, una volta scaduto quel contratto, si vada a utilizzare l’accordo a costo zero con Metroweb»”".

Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
giusto un piccolo approfondimento circa l’attività di Mattia Calise M5S: i post http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/milano/2012/06/wi-fi-del-comune-di-milano-guai-in-vista.html e http://digitaldividemilano.wordpress.com/2012/06/16/e-un-mondo-difficile/ descrivono dettagliatamente tutta l’attività svolta in questi ultimi 2 anni e l’interrogazione sottoposta all’amministrazione. non si è mai chiesto di interrompere anticipatamente un contratto, seppur scellerato, in scadenza nell’aprile 2014 considerando le penali. Si tratta di arrivare alla naturale scadenza di campus2 con una rete di proprietà già in campo e con contratto di assistenza. Ciò comporta fare i progetti, i capitolati, indire la gara, aggiudicarla e che gli aggiudicatari mettano in campo la soluzione: tutto ciò comporta almeno 2 anni di lavoro e mi sembra che il Gruppo di Lavoro del CDM, capitanato da Sergio Mancuso, non sia propriamente su questo indirizzo. Non serve, o meglio è solo propaganda, installare un po’ di hot spot, peraltro utilizzando il quinto d’obbligo (la Corte dei Conti cosa dice?), su una rete “scalcagnata” come Campus2. La strada che abbiamo, come M5S, suggerito al DG Corritore nel settembre 2011, potrebbe essere quella di indire 4 appalti pubblici:
a. Infrastruttura: Fibre complementari alla convenzione Metroweb
b. Apparati attivi di backbone per illuminare le fibre
c. Apparati Wifi da sovrapporre alla rete realizzata
d. Global Services (Gestione Assistenza e manutenzione)
L’articolo pubblicato da Repubblica è stato epurato da una serie di considerazioni critiche mie e di altri “attivisti informatici” (non M5S).
Grazie per la precisazione