In ogni categoria di lavoratori il presupposto essenziale affinché si realizzi il lavoro in modo efficiente, competente e professionale, è il benessere del personale impiegato. Retribuzione adeguata alla mansione svolta, condizioni di lavoro gratificanti, parità di trattamento, riconoscimento del lavoro svolto attraverso attestati di elogio/encomio (Come già trattato in questo mio post), contribuiscono ad aumentare il livello di benessere dell’impiegato e, di conseguenza, della sua capacità lavorativa. Ed è proprio la mancanza di alcuni di questi fattori che ha portato 150 appartenenti al corpo della Guardia di Finanza a presentare un ricorso al Tar del Lazio in cui si richiede la sospensione del provvedimento con il quale, lo scorso maggio, il Comando generale della GdiF ha respinto le loro domande di trasferimento ad altra sede di servizio. In particolare i finanzieri, che auspicano dopo numerosi anni di servizio di potersi ricongiungere con i propri nuclei familiari di origine, hanno evidenziato, tramite i loro avvocati Sebastiano Russo e Antonio Maria La Scala, che “Su 5.026 domande di trasferimento presentate da finanzieri ne sono state accolte solo 32″. Per approfondire le motivazioni che hanno portato i militari a presentare questo ricorso riporto qui di seguito il post pubblicato dalla redazione de “Il Sole 24 Ore”. A presto.
31 luglio 2012 alle ore 14:45. La disfida delle Fiamme gialle. 150 appartenenti alla Guardia di finanza hanno sottoscritto un ricorso al Tar del Lazio in cui si denuncia che molti posti in organico sono stati assegnati «scavalcando di fatto tutti quei militari con anni di servizio che speravano, attraverso un bando interno, di essere avvicinati nelle province d’origine». In pratica si chiede la sospensione del provvedimento con il quale il Comando generale ha respinto le loro domande di trasferimento. La vicenda – secondo quanto si è appreso – verrà discussa dai giudici amministrativi nel settembre prossimo. «Su 5.026 domande di trasferimento presentate da finanzieri – ha spiegato l’avvocato Sebastiano Russo che, insieme all’avvocato Antonio Maria La Scala, ha presentato il ricorso – ne sono state accolte solo 32». A cadere in contraddizione sarebbe stato lo stesso Comando che – secondo i ricorrenti – lo scorso novembre ha aperto le “gare” chiedendo agli interessati di indicare, nelle domande per la copertura dei posti vacanti, tre preferenze di base. Inoltre in una circolare si spiegava che le assegnazioni «sarebbero state fatte in base all’anzianità e ai punteggi di merito». Nel ricorso i finanzieri sottolineano inoltre come i neo finanzieri e neo marescialli «assegnati al di fuori della procedura, siano quasi esclusivamente dei militari la cui età media può essere ricompresa tra i venti e i trent’anni; e in gran parte non coniugati, e senza prole, ed in alcuni casi nativi in regioni limitrofe a quelle ove assegnati al termine del corso di formazione. Tale incomprensibile modalità di attuazione della manovra di mobilità centralizzata ha di fatto precluso a militari con una anzianità media di servizio in alcuni casi superiore ai 30 anni, la legittima possibilità di ricongiungersi, a distanza di un considerevole lasso di tempo, ai rispettivi nuclei familiari».

Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
La solita italietta…sono 30anni che sento e vedo sempre le stesse cose. Purtroppo, ci fosse un criterio unanime e meritocratico dappertutto, non ci sarebbero cavilli dove appigliarsi… purtroppo l’Italia è un colabrodo totale, spariscono soldi, si sperpera tutto ed anche l’assegnazione di posti di lavoro, come in questo caso, non ha senso logico. Il buon Benigni dice: “…è tutto un magna…magna…!”