Voglio condividere con voi il post, a cura della redazione di Ansa.it, dedicato alla difficile situazione dei circa 40 minatori della Carbosulcis che da due giorni ormai si sono trincerati a 373 metri di profondità nella miniera sarda di Nuraxi Figus, a Gonnesa, nel Sulcis. La loro iniziativa, estrema, è volta a chiedere al Governo attuale un progetto di rilancio della produzione. Potrete vedere anche un intervista video a uno dei minatori che guidano la protesta, intervistato da un giornalista della testata RaiNews24, cliccando su questo link.
Hanno trascorso la prima notte di lotta nella miniera di Nuraxi Figus, a 373 metri di profondità, i lavoratori della Carbosulcis che domenica sera, con un blitz verso le 22.30, avevano occupato un pozzo. Sono un gruppo di una quarantina di minatori e non hanno nessuna intenzione di fermare la loro clamorosa protesta, che dunque proseguirà a oltranza sino a quando il Governo non sbloccherà il progetto di rilancio della miniera con la produzione di energia pulita dal carbone attraverso la cattura e lo stoccaggio di co2 nel sottosuolo. All’interno vi è anche custodito esplosivo, oltre 600 chili, utilizzato dai minatori durante le lavorazioni e ora “sequestrato” dagli occupanti. In passato la miniera, che è ancora attiva e occupa attualmente 463 lavoratori, è stata occupata altre tre volte: nel 1984, nel 1993 e nel 1995, quando i lavoratori rimasero asserragliati in galleria per 100 giorni. Hanno raccolto la solidarietà di tanti lavoratori sardi in difficoltà come loro e di numerosi politici, di tutti gli schieramenti, ma così come per l’Alcoa di Portovesme, anche i minatori del Sulcis non hanno intenzione di arrendersi. E lo hanno ribadito anche nell’incontro con i sindaci del territorio. “Chiediamo che la politica dia risposte, senza il bando internazionale nessuno può darci certezza, senza il progetto integrato siamo tutti rovinati”, taglia corto Stefano Meletti della Rsu. “La protesta andrà avanti, noi ci stiamo battendo per difendere la miniera e il nostro futuro”. Con loro, a quasi 400 metri sotto terra è sceso stamattina anche il deputato iglesiente del Pdl, Mauro Pili. Una protesta in sostegno della vertenza dei lavoratori sino a quando, ha fatto sapere,”non sarà convocata la Camera per affrontare l’argomento”. Contemporaneamente a Cagliari, nella sede della Regione Sardegna, si svolgeva un tavolo con i sindacati al quale ha preso parte anche una delegazione dei minatori in lotta. “La strada per il rilancio della miniera di Nuraxi Figus – ha detto al termine l’assessore regionale dell’Industria Alessandra Zedda – è il progetto integrato di cattura e stoccaggio della CO2. Il Sulcis non può privarsi di questa opportunità. Chiederemo al Governo l’applicazione della Legge 99 del 2009, che prevede la realizzazione di una centrale termoelettrica basata sulle tecnologie CCS (Carbon Capture and Storage). E’ nostro compito – ha aggiunto – convincere il ministero del fatto che l’investimento è garanzia di innovazione, sviluppo e occupazione per il territorio”. E della vertenza Carbosulcis si parlerà anche domani in Consiglio regionale, già convocato in seduta straordinaria per discutere del futuro dell’Alcoa. “Il rischio di perdere oltre 1.500 buste paga, tra Alcoa e Carbosulcis, è concreto, ed è inammissibile che il Governo non consideri con la necessaria e doverosa attenzione l’emergenza Sulcis-Iglesiente”, ha chiosato la presidente dell’assemblea sarda Claudia Lombardo.

Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
questa nuova tecnocologia di cui parla il minatore, aimè, porterà ancora fame, sperpero di soldi pubblici e inquinamento,,questa nuova tecnologia chiamata CCS ( si usa la parola Business che nn ha nessuna valenza se non per le tasche di chi realizzerà qst progetto), è vietata in molti paesi nel mondo perchè causa terremoti e inquinamento delle falde acquifere..poveri noi
Grazie per la precisazione Alberto.