‘Ndrangheta: Tutti ne parlano, ma chi ne conosce davvero le origini?

Vignetta di Francesco Dotti sull’omertà mafiosa

In questi giorni gli scandali che stanno coinvolgendo il sistema politico in diverse regioni italiane hanno un elemento in comune. La ‘ndrangheta. Se ne parla soprattutto in Lombardia, con arresti e indagini per ipotesi di associazione a delinquere di stampo mafioso, e in Calabria, dove pochi giorni fa è stato addirittura sciolto il comune di Reggio Calabria per “contiguità mafiose”. Ma cos’è questa ‘ndrangheta? Tutti ne parlano, ma chi ne conosce le origini, la struttura, la diffusione? A tal proposito ho apprezzato l’editoriale del giornalista Carlo Galli, pubblicato sul sito de “La Repubblica” e che qui vi ripropongo. Per approfondire ancora di piu l’argomento vi consiglio invece i libri del giornalista Antonio Nicaso e del Procuratore aggiunto della Repubblica presso il tribunale di Reggio Calabria, Nicola Gratteri. Uno su tutti, il libro “Malapianta”. Buona lettura.

L’etimologia del nome è greca, e rimanda a andragathia: il valore (agathia) dell’uomo nobile (anér, al genitivo andròs).  La storia della ‘ndrangheta data dalla seconda metà del XIX secolo, e va ricollegata a una iniziale situazione di miseria diffusa, a una subcultura ricca di stravolti  riferimenti religiosi, e a forme di solidarietà primitiva, etnica e  familiare, che hanno dato vita a un sistema malavitoso acefalo,  a forte radicamento territoriale: le ‘ndrine. Nel corso dei decenni però, la ‘ndrangheta ha sviluppato anche forme più complesse e di grado superiore (la Santa, il Vangelo, la Provincia), caratterizzate da riferimenti organizzativi e rituali che la ricollegano, tra l’altro, a un’immagine deviata della massoneria. La ‘ndrangheta ha effettuato il  salto di qualità nel secondo dopoguerra, dapprima con l’industria dei sequestri, e successivamente con l’ingresso nel commercio mondiale della cocaina e delle armi, con l’usura, le estorsioni, il traffico di esseri umani e di rifiuti tossici, con il riciclaggio e le imprese di costruzioni, e soprattutto con le infiltrazioni nella politica locale. Dapprima a livello della Calabria e della Basilicata, regioni nelle quali esercita un controllo capillare sul territorio e sull’economia e poi  -  grazie anche ai soggiorni obbligati di alcuni capi, disposti a suo tempo dalla magistratura – anche a  livello nazionale, la ‘ndrangheta ha stretto legami con la politica, condizionandola attraverso il traffico di voti  e di conseguenza attraverso le pressioni e i ricatti per l’assegnazione degli appalti. Il suo potere – nonostante le frequenti guerre interne e le sanguinose faide che ne punteggiano la storia – è tale che oggi da Reggio Calabria a Milano, per non parlare di una lunga lista di amministrazioni comunali sciolte ovunque in Italia perché ne sono infiltrate, la  ‘ndrangheta fa parte organica degli equilibri dei poteri italiani, accanto a quelli legali  e costituzionali.  E con i suoi capi si stringono più o meno disinvoltamente e più o meno apertamente patti di potere, nei quali la politica non è certo il socio dominante. Oggi la ‘ndrangheta non è più un fenomeno di arretratezza meridionale, ma è la manifestazione dell’arretratezza dell’Italia tutta; non è più l’espressione dell’illegalismo tribale e familistico di alcune aree del Sud – di cui si poteva ipotizzare che il progresso economico e  civile avrebbe determinato la sparizione – ma dell’illegalismo che ha pervaso tutto il Paese, che ne ha devastato l’anima, che ne ha depravato e narcotizzato lo spirito. Forma estrema della  privatizzazione della vita pubblica, la ‘ndrangheta si trova a proprio agio là dove la politica è divenuta l’equivalente del dominio economico e della prevaricazione personale da parte dei ‘potenti’, dei vari ras locali; la sua subcultura si è appaesata con facilità nelle subculture del cinismo, dell’affarismo, del disprezzo della legge; la sua radicale e assoluta negazione dell’essenza stessa dello Stato – l’uguaglianza, la legalità, la trasparenza del potere – ha trovato terreno fertile in uno Stato già inquinato da innumerevoli ‘cordatè di  politici corrotti, che se ne sono spartite le spoglie. Che da anti-Stato la ‘ndrangheta si stia troppo spesso confondendo con lo Stato, che da sistema illegale di difesa dalle istituzioni si stia identificando con troppe istituzioni, dice qualcosa sul declino della politica nel nostro Paese. E sull’urgenza di porvi rimedio. Carlo Galli.

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